https://dnacamporesi.unibo.it/issue/feed DNA – Di Nulla Academia 2022-08-31T00:00:00+02:00 Bruno Capaci dnacamporesi@gmail.com Open Journal Systems <p><strong>DNA – Di Nulla Academia. Rivista di Studi Camporesiani – ISSN 2724-5179</strong> è una rivista interdisciplinare, interuniversitaria e internazionale. DNA nasce con il duplice intento di mantenere viva la metodologia di studi iniziata da Piero Camporesi e di attualizzarne la ricchezza interpretativa.</p> https://dnacamporesi.unibo.it/article/view/15421 Giurisprudenza comica 2022-08-26T13:11:37+02:00 Piermario Vescovo vescovo@unive.it <p class="p1">L’intervento allinea brevemente due campioni d’analisi, per la definizione di un campo d’indagine inquadrato dalla categoria di “giurisprudenza comica”, in rapporto a una legge considerata nel segno del “tragico”, in Carlo Goldoni e in William Shakespeare. Per il primo – col riflesso della sua esperienza di uomo di legge che diventa “autore di commedie” – si parte da una delle “tavole” autobiografiche che aprono l’edizione Pasquali, base della futura autobiografia, come chiave d’ingresso; per il secondo si considerano alcune opere che investono la questione della legge appunto in una prospettiva “comica”, attraverso un lieto fine che passa attraverso un impiego teatrale della giurisprudenza.</p> 2022-08-31T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2022 Piermario Vescovo https://dnacamporesi.unibo.it/article/view/15414 Piccolo Pantheon. Un editoriale di poesia 2022-08-26T12:13:29+02:00 Alberto Bertoni alberto.bertoni@unibo.it 2022-08-31T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2022 Alberto Bertoni https://dnacamporesi.unibo.it/article/view/15418 La Scapigliatura nell’inferno di Milano 2022-08-26T12:38:35+02:00 Francesco Bonelli bonellifrancesco@live.it <p class="p1">Il saggio prende in esame la presenza dell’<em>Inferno</em> di Dante nella produzione giornalistica e narrativa della Scapigliatura democratica dedicata ai bassifondi di Milano. A partire dalla fine degli anni Settanta del XIX secolo, infatti, nei reportage di autori ‘scapigliati’ come Paolo Valera, Francesco Giarelli e Lodovico Corio, è possibile rinvenire numerosi riferimenti alla prima cantica dantesca, tanto sul piano intertestuale, quanto su quello strutturale. A questo proposito, il saggio intende evidenziare le forme e le motivazioni ideologiche che stanno alla base di tale caratterizzazione infernale, concentrandosi in particolare sulla funzione dell’Inferno dantesco quale serbatoio di immagini e motivi capaci di avvalorare, presso il pubblico, la visione delle zone più nascoste della “capitale morale” d’Italia.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p> 2022-08-31T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2022 Francesco Bonelli https://dnacamporesi.unibo.it/article/view/15419 «Albergo eterno d’anime infelici»: visioni e immagini dell’inferno barocco 2022-08-26T12:46:08+02:00 Nicola Bonazzi nicola.bonazzi3@unibo.it <p class="p1">Come aveva dimostrato Piero Camporesi nella <em>Casa dell’eternità</em> (Garzanti, 1987) durante l’epoca controriformistica l’idea di inferno muta radicalmente: non è più quell’ordinata, gerarchizzata struttura a piani digradanti che aveva immaginato Dante nel suo capolavoro, ma un luogo perennemente buio, insieme infuocato e agghiacciato, dove le anime si accalcano l’una sull’altra senza alcun assetto regolare. Tuttavia, questa massa indistinta sollecita la fantasia dei predicatori, che realizzano quadri corruschi di atroci sofferenze e, spingendo la parola nei territori di solito riservati all’immagine, provano a descrivere l’inferno come una sbalorditiva scenografia di fiamme, mostri e atrocità. Immagine e parola si coniugano compiutamente nella <em>Prigione dell’inferno</em>, un’operetta del gesuita modenese Giovan Battista Manni che rappresenta, con le sue incisioni fantasticamente truculente e le successive spiegazioni, l’esempio più pertinente della necessità di mobilitare, oltre alla parola, anche la vista, per instillare nei fedeli la paura del peccato.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p> 2022-08-31T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2022 Nicola Bonazzi https://dnacamporesi.unibo.it/article/view/15420 La Iena di San Giorgio. Da leggenda popolare a mito burattinesco 2022-08-26T12:59:47+02:00 Francesca Di Fazio francesca.di-fazio@univ-montp3.fr <p class="p1">Quella della<em> Iena di San Giorgio</em> è una leggenda popolare entrata a far parte dei repertori di diverse famiglie d’arte burattinaia. Tra i copioni pubblicati intorno alla storia del macellaio assassino, quello di Gualberto Niemen ricostruisce, a fine secolo, la memoria dello spettacolo che portava in giro nella prima metà del Novecento. Proprio una sua rappresentazione ispira Guido Ceronetti a farne una moderna riscrittura, che diventa il primo testo rappresentato dal Teatro dei Sensibili (1970). Sempre a inizio anni ’70, Giuliano Scabia rivisita la leggenda per renderla racconto mitico di un mondo distrutto dal consumismo. Attraverso il confronto tra le versioni si vedrà come la vicenda, nel corso di un secolo, si trasformi da storia moralizzatrice ad affermazione dell’ineluttabilità del male.</p> 2022-08-31T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2022 Francesca Di Fazio https://dnacamporesi.unibo.it/article/view/15422 Il «lago del cor» o il cor in lacu: tra anatomia, Scrittura e tradizione letteraria. Qualche ulteriore aggiunta sul primo ‘lago’ della Commedia 2022-08-26T13:22:24+02:00 Francesca Pilan francesca.pilan@phd.unipd.it <p class="p1">Il «lago del cor» che si incontra ancor prima di superare la soglia delle «segrete cose» del regno degli inferi può essere letto e interpretato come un pulcer tropus posto ad impreziosire i versi esordiali della <em>Commedia</em>. Il che è sicuramente vero, ma l’universo semantico che accompagna l’immagine dantesca emerge in tutta la sua polisemica valenza non appena si rivolge lo sguardo oltre l’ambito della critica letteraria tout court e lo si lascia spaziare su piani che, a dispetto dalla tendenza tutta moderna verso un certo settorialismo, si riscoprono invece adiacenti e complementari nella figura creata da Dante.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p> 2022-08-31T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2022 Francesca Pilan https://dnacamporesi.unibo.it/article/view/15423 L’Inferno di Dante alle pendici del Monte Rosa sulla scia di Dolcino 2022-08-26T13:29:47+02:00 David Ciscato cisco33@hotmail.it <p class="p1">Il saggio, tramite l’analisi della storia dell’alto Piemonte, si propone di reinterpretare i vv. 55-50 If XXVIII dove Maometto rivolge a Dante la profezia su Dolcino, con una particolare attenzione ad alcune parole chiave e alla loro coerenza allo stile e ai temi presenti nel canto.</p> 2022-08-31T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2022 David Ciscato https://dnacamporesi.unibo.it/article/view/15416 Note sulla pelle dei delinquenti 2022-08-26T12:22:49+02:00 Lucia Rodler lucia.rodler@unitn.it <p class="p1">Il carcere è un inferno. Tullio Murri lo ha vissuto per molti anni e ha raccontato la triste vita dei detenuti, descrivendo caratteri, comportamenti e corpi. Qualche decennio prima anche Cesare Lombroso ha studiato l’aspetto fisico dei delinquenti: il tatuaggio, ad esempio, mostra la natura e la cultura criminale, di cui il presente saggio analizza il linguaggio “infernale”.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p> 2022-08-31T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2022 Lucia Rodler https://dnacamporesi.unibo.it/article/view/15417 Il corpo ‘scodato’. Corporeità umana e non nell’inferno di Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo 2022-08-26T12:31:21+02:00 Stefano Perpetuini stefano.perpetuini@unibg.it <p class="p1">Nelle varie rappresentazioni oltremondane che costellano la letteratura mondiale, a seconda delle loro diverse configurazioni, la dimensione corporea ha avuto più o meno importanza. All’interno del mondo infernale di <em>Horcynus Orca</em> di Stefano D’Arrigo essa svolge un ruolo centrale e, in maniera del tutto analoga all’utilizzo del corpo che fa Dante nella <em>Commedia</em>, è uno dei più importanti strumenti utilizzati dallo scrittore per la rappresentazione delle pene dell’inferno postbellico del romanzo. Inoltre, la corporeità anomala, spezzata, che caratterizza il romanzo, non è soltanto uno strumento di rappresentazione, ma, nell’immagine del corpo scodato, è essa stessa l’allegoria dell’inferno postbellico rappresentato.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p> 2022-08-31T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2022 Stefano Perpetuini