La «invenzione» del carcere, tra carità cristiana e illuminismo penale (secc. XVII-XVIII)

Autori

  • Elio Tavilla Università di Modena e Reggio Emilia

DOI:

https://doi.org/10.6092/issn.2724-5179/16848

Parole chiave:

Pena, Carcere, Carcerati, Giovan Battista Scanaroli, Cesare Beccaria, Ludovico Antonio Muratori, Jeremy Bentham, Lavoro forzato

Abstract

La costrizione in carcere, da mera custodia temporanea in attesa della conclusione del giudizio, diventa pena autonoma e graduabile per opera della Chiesa in età moderna. Una viva rappresentazione delle condizioni delle carceri dello Stato Pontificio viene restituita da G.B. Scanaroli nella sua opera De visitatione carceratorum, del 1655, a cui si ispirerà poco meno di un secolo dopo L.A. Muratori nei suoi trattati La carità cristiana (1723) e Della pubblica felicità (1749). Il riformismo settecentesco di matrice illuminista se da una parte espresse ostilità alla crudeltà delle pene, carcere compreso (C. Beccaria), per l’altra giunse a concepire il lavoro forzato come una modalità “utilitarista” per mettere a frutto la detenzione dei carcerati (J. Bentham).

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Pubblicato

2023-05-02

Come citare

Tavilla, Elio. 2022. «La “invenzione” Del Carcere, Tra Carità Cristiana E Illuminismo Penale (secc. XVII-XVIII)». DNA – Di Nulla Academia 3 (2). Bologna:108-17. https://doi.org/10.6092/issn.2724-5179/16848.

Fascicolo

Sezione

Corpo: umori, balsami, veleni e monstra