Proposte

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Lista di controllo per la predisposizione di una proposta

Durante la procedura di invio di una proposta, gli autori devono verificare il rispetto dei seguenti requisiti; la proposta potrebbe essere rifiutata se non aderirà a queste richieste.
  • La submission non è stata precedentemente pubblicata, né proposta a un'altra rivista (oppure si fornisce una spiegazione all'editor nei commenti).
  • Il file della proposta è nel formato Microsoft Word (.docx).
  • Dove possibile, sono stati forniti i DOI e le URL dei riferimenti bibliografici.
  • Il testo ha spaziatura singola; usa un font 12 punti ; impiega il corsivo invece della sottolineatura (eccetto con gli indirizzi URL); e tutte le illustrazioni, figure, e tabelle sono posizionate all'interno del testo nei punti appropriati, piuttosto che alla fine.
  • Il testo aderisce alle richieste stilistiche e bibliografiche riassunte nelle linee guida dell'autore.

Linee guida per gli autori

I contributi devono essere inviati esclusivamente in formato elettronico, tramite la piattaforma della rivista, usando il processo di invio di una proposta in 5 passaggi; l’unico formato accettato è il seguente: .docx.

Ogni lavoro deve essere accompagnato dalla traduzione inglese del titolo, da un abstract inglese/italiano di max 100 parole, da alcune keywords (max 10) in inglese e dai dati essenziali relativi all’autore: l’indicazione dell’eventuale afferenza a università o altre istituzioni culturali, un indirizzo di posta elettronica.

La lunghezza max prevista è di 80000 battute spazi inclusi.

I pezzi sottoposti debbono essere rigorosamente inediti in tutte le loro parti.

È possibile sottoporre articoli in lingua italiana, inglese o francese (le lingue dei due abstract rimangono in ogni caso italiano/inglese).

Norme redazionali

Uso del corsivo/tondo

Il corsivo va usato nei seguenti casi: titoli di opere e studi; parole o espressioni in lingua diversa da quella del testo, anche antica, a meno che non siano entrate saldamente nell’uso: le parole o espressioni messe in corsivo seguiranno le flessioni della loro lingua originale. Invece, titolo nel titolo o tondo nel titolo vanno sempre in tondo; titoli di riviste, periodici o collane vanno in tondo fra virgolette basse ‘a caporale’; parole straniere che indicano associazioni, istituzioni e cariche pubbliche vanno in tondo.

Uso di virgolette e altri segni citazionali

Le virgolette basse ‘a caporale’ vanno usate per parole o brani citati che non superino la lunghezza di tre righe di testo: le citazioni più lunghe di tre righe vanno messe in infratesto. Se le citazioni nel testo contengono citazioni o discorsi diretti, questi vanno messi fra virgolette alte doppie; se le citazioni riportate in infratesto contengono citazioni o discorsi diretti, questi vanno messi fra virgolette basse ‘a caporale’. Per le omissioni all’interno di citazioni si usano parentesi quadre contenenti tre puntini di sospensione ([…]), le quali però non vanno mai messe né al principio né alla fine della citazione. Le traduzioni di parole o passi vanno poste fra virgolette alte doppie (“ ”); al posto del corsivo enfatico o per indicare neologismi si possono usare virgolette alte semplici (‘ ’).

Note

«DNA Camporesi» adotta il sistema di note all’americana. I riferimenti bibliografici vanno indicati in nota nella forma Autore data: pag. Es.: Camporesi 1980: 57. L’esempio riportato sta a indicare che il brano citato o richiamato nel testo è rintracciabile alla pagina 57 del libro di Camporesi uscito nel 1980 (Il pane selvaggio), i cui dati bibliografici sono riportati per intero nella bibliografia finale, elencata in ordine alfabetico in coda all’articolo.

  • Se in due note consecutive si cita sempre la medesima fonte, si ricorre a Ivi e a Ibidem. Ess.:

    1 Camporesi 1980: 57.

    2 Ivi: 58.

    3 Ibidem. [se ci si riferisce sempre alla p. 58 del libro indicato; mai Ibid.]

  • Nell’indicazione delle pagine, «seguenti» si usa in questa forma: ss.

    1 Camporesi 1980: 57 ss.

  • Se in due note consecutive l’autore citato è il medesimo ma l’opera è diversa, si usano Idem/Eadem (mai Id./Ead.). Ess.:

    1 Camporesi 1980: 57.

    2 Idem 1983: 90.

  • L’esponente di nota segue sempre il segno di interpunzione, anche quando vi siano parentesi o virgolette. Ess.:

    ,1 ;2 ?3 ),4 ».5

  • Le note devono essere poste in fondo al documento, con numerazione automatica, e non a piè di pagina.

I lemmi nella bibliografia finale debbono essere riportati come segue:

  • Nel caso di monografie

    Camporesi P. (1980), Il pane selvaggio, Bologna, il Mulino.

    Idem (1993), Le vie del latte: dalla Padania alla steppa, Milano, Garzanti.

  • Nel caso di miscellanee

    Bettini A., Parigi S. (a cura di) (2001), Studi sull’entusiamo, Milano, FrancoAngeli.

  • Nel caso di contributi in miscellanea

    Gensini S. (2001), Osservazioni sulla teoria leopardiana dell’immaginazione, in Placella V. (a cura di), Leopardi e lo spettacolo della natura, Napoli, L’Orientale, pp. 25-46.

  • Nel caso di contributi in rivista o periodico

    Zanardi M. (1985), Metafora e gioco nel Cannocchiale aristotelico di Emanuele Tesauro, «Studi secenteschi», vol. XXVI, pp. 25-99.

  • N.B.: I titoli in inglese richiedono sempre le maiuscole

    Grant E. (1981), Much Ado about Nothing: Theories of Space and Vacuum from the Middle Ages to the Scientific Revolution, Cambridge, Cambridge University Press.

  • Testi di un medesimo autore ma di anni diversi:

    Leopardi G. (1997a), Storia della astronomia dalla sua origine fino all’anno 1813, a cura di A. Massarenti e L. Zampieri, Milano, La Vita Felice.

    Idem (1997b), Tutte le poesie e tutte le prose, a cura di L. Felici ed E. Trevi, Roma, Newton & Compton.

    I rinvii nelle note dovranno, conseguentemente, apparire così:

    Leopardi 1997a: 78.

    Leopardi 1997b: 90.

  • Un contributo online va citato come se fosse un normale testo cartaceo, seguito dalla url fra segni di minore/maggiore e indicazione della data di consultazione:

    Cognome N. (anno), titolo, «titolo della rivista online», altri riferimenti (numero, fasc., ecc.), <url> (ultimo accesso: 17 maggio 2019).

Raccomandazioni particolari per la redazione dei testi:

  • Usare È e non E’.

  • Controllare che non siano stati inseriti erroneamente spazi doppi fra le parole.

  • I numeri e le date si scrivono per esteso, anche nei riferimenti in nota. Ess.: pp. 121-123 NON 121-3; anni 1719-1720 NON 1719-20.

  • Per i testi poetici inseriti nel corpo del testo si usano i seguenti criteri: «Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura, / ché la diritta via era smarrita» (Inf. I 1-3). In infratesto, invece, i versi vanno sempre riportati uno sotto l’altro, con numerazione a margine:

    Nel mezzo del cammin di nostra vita
    mi ritrovai per una selva oscura,
    ché la diritta via era smarrita. 3
    Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
    esta selva selvaggia e aspra e forte
    che nel pensier rinova la paura! 6

    (Inf. I 1-6)
  • I segni di interpunzione che seguono i titoli ma non ne fanno parte vanno sempre in tondo.

Abbreviazioni

a. = anno

c./cc. = carta, carte

cfr. = confronta

f./ff. = foglio, fogli

fasc./fascc. = fascicolo, fascicoli

n./nn. = nota, note

r/v = recto, verso

s. v. = sub voce

trad. it. = traduzione italiana

vd. = vedi

vol./voll. = volume, volumi

t./tt. = tomo, tomi

Professori scrittori

A cura di Bruno Capaci

Il Centro Studi “Piero Camporesi” ricorda e celebra la grande stagione bolognese dei maestri-scrittori, attivi negli anni ’70-90 presso il nostro Ateneo. Autori prevalentemente di saggistica, ma nel caso di Umberto Eco anche di narrativa, erano pubblicati presso importanti editori nazionali, recensiti sia nelle riviste specializzate sia nella stampa nazionale e, soprattutto, letti da un pubblico davvero più ampio di quello degli addetti ai lavori.

Ars coquinaria, Artusi e altre mense

A cura di Alberto Natale, Alberto Capatti

Piero Camporesi aveva iniziato la sua carriera di studioso come filologo letterario, ma l’incontro con l’opera dell’Artusi ne deviò completamente il percorso intellettuale, facendo sì che il suo sguardo si spostasse dalla ‘letterarietà’ della letteratura verso gli spazi interstiziali che la letteratura mostrava spesso come testimonianza incidentale.

Corpo: umori, balsami, veleni e monstra

A cura di Massimo Ciavolella, Stefano Scioli, Bruno Capaci e Patrizia Cremonini

Questa sezione intende accogliere contributi provenienti da diversi àmbiti di ricerca che affrontino, con taglio interdisciplinare, temi e problemi legati alla corporeità, studiata nella storia e nel mondo attuale, e che invitino a una felice contaminazione di riflessioni, spunti, percorsi. L'universo del corpo – entità anatomofisiologica ed esperienza soggettiva che di essa continuamente facciamo – intercetta quesiti che abitano alla radice del nostro esserci-al-mondo, interrogando tutti e ciascuno alla ricerca di traiettorie di senso e d'itinerari di conoscenza diagonali e interrelati.

Le spie del cielo. Astrologia, scienza e “cultura popolare”

A cura di Elide Casali

La complessa ricerca de Le spie del cielo, condotta sotto il segno della pronosticazione astrologica in età moderna, viene citata in questa sezione a introdurre temi e metodologie camporesiani applicati a studi condotti su «Astrologia Scienza e “Cultura popolare”», tenendo conto di più piani culturali (d’élite, “popolare” e folclorica); basati su più tradizioni (scritte e orali), sulla storia del libro, dell’alfabetizzazione e della lettura; su diversificate forme di letteratura periodica (letteratura pronosticante, astrologica e calendaristica), “popolareggiante” e protogiornalistica (letteratura di consumo, di piazza e di colportage) e folclorica (nei suoi vari “generi”).

Lingua, oratoria e predicazione nei mondi rovesciati

A cura di Fabio Giunta

L’oratoria e la predicazione in Italia, dal Medioevo ai nostri giorni, costituiscono un campo di indagine particolarmente fertile grazie all’incisivo impatto che hanno operato su molteplici livelli della vita materiale, culturale e spirituale delle società (l’influenza sulla psicologia e sugli ideali delle masse, l’introspezione, la militanza, la trattatistica retorica, la diffusione di modelli della lingua italiana, l’estetizzazione dell’eloquenza). Fra pulpiti, corti, scranni, piazze e palchi – oralmente e nei testi a stampa – oratori e predicatori mirano alla costruzione di ritratti ideali e mondi alla rovescia in cui le visioni di speranza o ansia giustappongono vita e morte, vizi e virtù, barbarie e santità, carestia e salvezza, fame e sazietà.

Fisiognomica e biografia

A cura di Lucia Rodler

La narrazione biografica ha dunque affascinato Camporesi: raccontare la fisionomia di un individuo, gli umori e le somiglianze zoomorfiche, il carattere e le abitudini, le avventure nelle diverse età della vita. Entrare nel suo mondo, vivergli accanto, condividerne le passioni. Fisiognomica e biografia perseguono un obiettivo forse impossibile: il «governo del corpo» (per citare ancora Camporesi), cioè il racconto ordinato e semplice della realtà complessa e sfuggente di ogni individuo.

Retorica e scienza

A cura di Maria Freddi

Ispirata dagli scritti di Piero Camporesi su scienziati e medici del cinque- e seicento, dal suo interesse per le contaminazioni tra letteratura e antropologia e per le condizioni materiali in cui si sviluppano e si diffondono le conoscenze scientifiche, la sezione Retorica e Scienza intende indagare l’intreccio tra retorica e scienza sia in prospettiva storica sia con attenzione alle modalità contemporanee e in continua evoluzione di diffusione dei saperi specialistici.

La letteratura di viaggio. Geografie, ambienti, letterature, paesaggi

A cura di Andrea Campana e Stefano Scioli

La letteratura di viaggio e il viaggio come tòpos letterario e artistico. Il viaggio “fisico” (mete, itinerari, frontiere, usi e costumi) e il viaggio quale luogo della fantasia, traiettoria culturale, incontro, dialogo, manifestazione di mentalità. Usi simbolici: la vita come viaggio, la conoscenza come viaggio, l’istruzione come viaggio, la ricerca come viaggio, il linguaggio come viaggio, la letteratura come viaggio, l’arte come viaggio, il desiderio come viaggio, la malattia come viaggio, il dolore come viaggio, la paura come viaggio.

Attori, cantimbanco, voci di piazza e voci regine

A cura di Tatiana Korneeva, Piermario Vescovo, Elisabetta Selmi, Roberto Puggioni ed Enrico Zucchi

Dalle piazze ai mercati, i cantimbanco, i medici ciarlatani che proclamano i propri rimedi portentosi, i lettori degli almanacchi e dei favolosi oroscopi costituiscono l’antefatto della recitazione all’improvviso che tanta fortuna ha dato alla diaspora degli attori girovaghi e delle compagnie dell’arte che dal Seicento all’Ottocento hanno percorso le strade godendo della fama e del riconoscimento delle corti e del pubblico d’Europa. Questa sezione inaugura un dialogo tra l’antropologia e la storia del teatro, tra la piazza e il palcoscenico, tra diciassettesimo e il diciannovesimo secolo.

I nuovi cantimbanco – Tra rito e oralità

A cura di Nicola Bonazzi

Alcune forme di teatro contemporaneo o comunque più recente si sviluppano a partire da una tradizione popolare in cui dimensione festiva e oralità, rito e drammaturgia si fondono in modalità rappresentative di grande suggestione, pur nella diversità delle strutture e della morfologia: si pensi ai maggi musicali e drammatici, alle “giullarate” di Dario Fo o alle narrazioni di Ascanio Celestini e di altri autori-attori della scena italiana. Questa sezione si propone appunto di esplorare tali forme, nelle quali l’aspetto antropologico e quello teatrale si saldano dando vita, in alcuni casi, a nuovi codici di larga fortuna.

Del «visibile parlare»

A cura di Rosario Castelli

La sezione accoglie contributi che, oltre all’aspetto della trasposizione dalla pagina al sistema dei linguaggi audiovisivi o alla mera ricognizione storico-evolutiva dei rapporti tra codici linguistici, indaghino le corrispondenze e le analogie tra differenti pratiche narrative e drammaturgico-spettacolari, sul piano linguistico e formale, proponendo esempi che pongano in relazione gli autori e i testi secondo un'ottica più empirica che teorica.

Mito, psicologia: il viaggio di Psiche nel mondo

A cura di Gloria Leonardi

Un viaggio tra psicologia e antropologia, due terre di confine che l’uomo percorre nella sua incessante ricerca di riconoscersi e conoscere. Una conoscenza fatta di simboli, esperienze e condivisioni dove la realtà dà significato al pensiero e il pensiero rende il suo significato esistenziale alla realtà. Miti e religioni diventano emozioni e giudizio. Un intreccio di storia personale e collettiva con confini che oltrepassano il proprio limite ma che si congiungono in un unico essere: l’Uomo.

Dal I fascicolo 2021 la sezione "Mito Magia e Psicologia: il viaggio di Psiche nel mondo" assume la denominazione "Mito e Psicologia: il viaggio di Psiche nel mondo".

Viandante tra i libri

A cura di Alberto Di Franco e Paolo Tinti

La figura del viandante, che esplora i sentieri più incerti, per tentare un recupero autentico della memoria tra le rovine del passato, ci è sembrata l’immagine più adatta per cominciare a ridisegnare una nuova mappa, una sorta di enciclopedia del sapere moderno in grado di tenere insieme letteratura, storia, sociologia e antropologia.La sezione ospita scritti dedicati alla bibliografia così come alla biblioteca e alle carte Camporesi, fondo speciale all’interno della Biblioteca “E. Raimondi” del FICLIT, di cui indaga la provenienza, la composizione, la natura bibliografica, gli usi e i più profondi intrecci con l’universo creativo camporesiano.

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