Rugby e carcere: il caso “Giallo Dozza” di Bologna
DOI:
https://doi.org/10.60923/issn.2724-5179/24453Abstract
Il contributo prende avvio dall’esperienza della squadra di rugby Giallo Dozza Bologna Rugby, nata all’interno del carcere bolognese e composta interamente da detenuti, per riflettere sul valore educativo, culturale e giuridico dello sport in ambito penitenziario. Attraverso le metafore del rugby – il passaggio all’indietro come cooperazione, il “terzo tempo” come fraternità, la palla ovale come simbolo di libertà e imprevedibilità – il saggio indaga il legame tra sport, rieducazione e dignità della persona. Il discorso si intreccia con una più ampia riflessione sulla funzione rieducativa della pena, sancita dall’art. 27, comma 3, della Costituzione, e sulla sua portata antropologica e culturale, capace di restituire all’esecuzione penale la sua vocazione personalistica. In questa prospettiva, il carcere diventa luogo emblematico del limite umano e della possibilità di trasformazione, mentre lo sport, vissuto nella sua dimensione comunitaria, si configura come strumento di libertà, solidarietà e rinascita.
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