Il male della scrittura. Teorie fisiologiche dell’arte
DOI:
https://doi.org/10.60923/issn.2724-5179/25739Parole chiave:
De Roberto, Capuana, critica positivista, nevrosi artistica, genio e patologia, letteratura e scienzaAbstract
L’articolo analizza il rapporto tra letteratura, critica e scienza nell’età del Positivismo, concentrandosi sulle teorie fisiologiche e psicopatologiche dell’arte sviluppate tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. A partire dalle riflessioni di Taine, Zola e del naturalismo, l’autore mostra come scrittori e critici adottino metodi di osservazione ispirati alle scienze sperimentali per interpretare l’opera d’arte e la personalità dell’artista. Vengono esaminate le posizioni di Mantegazza e Lombroso, che collegano il genio creativo a stati eccezionali, nevrosi o forme di alterazione mentale. In questo contesto, la scrittura appare insieme come strumento di conoscenza e come possibile sintomo patologico. Lo studio mette inoltre in luce le diverse risposte di Verga, Capuana e De Roberto, i quali accolgono il metodo scientifico nell’analisi della realtà ma rifiutano le riduzioni biografiche e patologiche dell’opera letteraria. Ne emerge un confronto complesso tra scienza e letteratura, in cui l’artista resta osservatore privilegiato della vita e dell’interiorità umana, senza essere ridotto a semplice caso clinico.
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